| Un’interpretazione dell’antico mito biblico proposta dal filosofo Gian Piero Jacobelli, docente alla Sapienza Università di Roma |
Dicendo ciò che pensano, ascoltando ciò che gli altri dicono, entrano in una dinamica incerta e rischiosa. Non di rado la comunicazione si riduce a una sovrastruttura spersonalizzante; che tende a uniformare le personalità e a cancellarne la spontaneità. La comunicazione avvicina. Ma fa anche crescere le distanze. In particolare oggi, perché la tecnologia tende a sovrastare i contenuti.
Per questo di fronte ai media ci sono posizioni estreme: sono la principale causa dei mali della società, oppure sono l’unica strada percorribile verso una società più giusta, inclusiva e umana. In quanto istituzioni storiche e contingenti dirette da uomini, non sono né una cosa né l’altra, bensì entrambe. Una posizione davvero critica ha fiducia nei benefici dello sviluppo del sistema mediatico.